Raffaello

Stendardo Della Santissima Trinità

Pinacoteca Comunale, Città Di Castello (Perugia)
Anno: 1499 circa
Tipo: dipinto
Tecnica: olio
Supporto: tela
Dimensioni: cm 94 x 166

Lo Stendardo della Santissima Trinità è una delle primissime opere che segnarono l’esordio artistico di Raffaello, realizzata a soli sedici anni.

Raffaello si trasferì a Città di Castello nel 1499. Insieme ad alcuni collaboratori del padre, defunto da qualche anno, ottenne le prime commissioni da artista indipendente proprio nella cittadina umbra. Lo Stendardo della Santissima Trinità gli fu commissionato dai fedeli della locale Chiesa della Trinità, alla quale volevano rendere grazia per la fine di una pestilenza.

Sebbene l’opera mostrasse ancora le influenze dell’arte del Perugino, suo maestro, da essa già trasparivano l’innovativa freschezza e la gradevole eleganza che caratterizzarono lo stile di Raffaello negli anni successivi.

Lo Stendardo della Santissima Trinità, tuttora conservato nella Pinacoteca di Città di Castello, ha sofferto l’usura del tempo, con effetti visibili in varie parti della tela. Per tale motivo, l’opera è stata recentemente sottoposta ad un importante programma di restauro.

La prima fase del restauro, che ha avuto come oggetto l’intervento sulle lacune reintegrabili del dipinto, è stata completata nel 2021, in occasione della mostra che il Comune di Città di Castello ha organizzato proprio sulle esperienze artistiche che il giovane Raffaello visse durante la sua permanenza in città. Sviluppando l’immagine implicita nei frammenti visibili, l’intervento di recupero è stata svolto tramite un’integrazione a tratteggio delle parti mancanti che possedevano i requisiti necessari e adeguati, al fine ottenere di un’immagine più completa.

Nella seconda fase del restauro, terminata ad inizio 2026, il personale dell’Istituto Centrale per il Restauro e della Soprintendenza si è concentrato sul trattamento delle lacune non reintegrabili, ossia quelle che, secondo i criteri del noto storico e critico d’arte Cesare Brandi, non avevano sufficienti informazioni formali e cromatiche da consentirne un’integrazione. Su tali lacune, infatti, si erano stratificati materiali di precedenti interventi svolti nel corso del XIX e XX secolo, caratterizzati da una cromia calda e scura che, oltre a prevaricare visivamente sull’immagine, occultavano del tutto il supporto.

Le stratificazioni degli interventi precedenti sono state rimosse con una pulitura particolarmente complessa, svolta dal Laboratorio Dipinti su Tela con tecniche miste tra metodologie tradizionali e tecnologia laser. Ciò ha riportato alla luce la tela di lino a trama finissima scelta da Raffello, restituendo una nuova tonalità complessiva decisamente schiarita e definita attraverso pulitura ed equilibratura cromatica della tela, riducendo l’impatto visivo delle lacune e migliorando la leggibilità delle figure e dei passaggi tonali conservati.

Inoltre, la pulitura ha riportato alla luce il disegno preparatorio tracciato da Raffaello direttamente sulla tela, nascosto dai materiali sovrapposti durante gli interventi svolti nei secoli passati. Il disegno preparatorio, ora pienamente leggibile, svela nuove e inattese informazioni circa la modalità di progettazione dell’immagine da parte dell’artista, consentendo di conoscere con precisione profili, dettagli e aspetti iconografici fino ad oggi solo ipotizzati. Tale scoperta è particolarmente importante per gli studi tecnici e storico-artistici sull’opera e sulla tecnica esecutiva del giovane Raffaello ed offre una nuova e diretta testimonianza del suo processo creativo.

 

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