Michelangelo

Giudizio Universale

Cappella Sistina, Città del Vaticano, Roma
Anno: 1537-1541
Tipo: dipinto
Tecnica: affresco
Supporto: parete
Dimensioni: cm 1220 x 1370

Il Giudizio Universale della parete di fondo della Cappella Sistina è forse l’opera più titanica che il grande Michelangelo abbia mai realizzato.

La commissione arrivò nel 1534 da Clemente VII, che morì poco dopo senza nemmeno assistere all’inizio dei lavori. Il suo successore, Paolo III, riconfermò l’incarico a Michelangelo, che iniziò i lavori nel 1536. Per realizzare la nuova opera furono murate le finestre della parete, che venne anche inclinata in avanti per evitare depositi di polvere e altri problemi in fase di realizzazione. Furono anche distrutti tre affreschi preesistenti del Perugino, oltre ad alcune lunette eseguite da Michelangelo stesso nel corso dei precedenti interventi.

Il Giudizio Universale, infatti, è il secondo intervento eseguito da Michelangelo nella Cappella Sistina, che lui definiva in modo sprezzante un “granaio”.  Tra il 1508 e il 1512 aveva realizzato le pitture della volta, con la celebre immagine della Creazione che raffigura il dito di Dio proteso verso quello di Adamo per infondergli la vita.

Nell’affrontare il tema del Giudizio Universale Michelangelo si ispirò a fonti importanti, come la Divina Commedia di Dante della quale fu appassionato lettore, senza però farsi condizionare nella composizione dell’opera. Anzi, decise di stravolgere l’impostazione iconografica tradizionale che vedeva lo svolgimento del Giudizio in modo ordinato, controllato e senza esitazioni. Michelangelo, infatti, impostò l’opera sul caos, sull’instabilità e sull’angoscia che l’imminente catastrofe genera sull’uomo, provocando nello spettatore una sorta di disagio ancora oggi percepibile e che sconvolse i suoi contemporanei. Adottò anche diverse licenze iconografiche, come Cristo raffigurato giovane e senza barba, l’assenza di aureola per i santi e gli angeli privi di ali.

Il genio toscano volle anche creare un forte effetto scenografico. Realizzò le figure in primo piano più grandi e investite di luce, dipingendo quelle in secondo piano più piccole e sfocate. Impostò la rappresentazione su un movimento vorticoso di circa quattrocento personaggi disposti intorno al Cristo giudice, che con le sue braccia indirizza verso il basso le anime destinate all’infermo mentre chiama verso l’alto quelle destinate al paradiso. L’unica figura esclusa dal movimento è la Madonna, posta accanto a Cristo e protetta dal suo braccio.

Le scene rappresentate sono moltissime, come l’annunciazione dell’Apocalisse eseguita dagli angeli posti sotto la figura del Cristo, la resurrezione dei corpi che escono dalla terra nella parte bassa di sinistra, l’inferno nella parte bassa di destra, ispirato proprio alla Divina Commedia con Caronte che picchia i dannati per portarli davanti a Minosse.

Tutti i personaggi esprimono l’angoscia per il solenne momento, in molti è visibile il terrore per ciò che sta accadendo, in altri lo smarrimento. I corpi sono dipinti nudi, quasi a riaffermare l’uguaglianza di tutti gli uomini davanti al giudizio di Dio.

Alcuni soggetti dipinti sarebbero personaggi reali che Michelangelo avrebbe inserito quasi per vendicarsi: Minosse sarebbe Biagio da Cesena, collaboratore del Papa che durante l’esecuzione dell’opera espresse critiche sull’eccesso di nudità; San Bartolomeo sarebbe Piero Aretino, nemico di Michelangelo, che viene rappresentato mentre tiene la pelle vuota di un uomo. Michelangelo ritrasse anche se stesso, proprio nella pelle vuota dell’uomo tenuto da San Bartolomeo.

L’opera fu ultimata nel 1541 e scatenò subito giudizi contrapposti: alcuni rimasero abbagliati dalla potenza e dalla perfezione del capolavoro, altri espressero dure critiche per le nudità, per le anomalie rappresentative e per le pose scabrose di alcuni personaggi, come quella di Santa Caterina e San Biagio.

L’eccesiva modernità del Giudizio Universale causò presto decise reazioni, come la copertura delle nudità con dei panneggi eseguiti prima da Daniele da Volterra, per questo chiamato “il braghettone”, e poi da altri artisti. Negli anni successivi, in piena Controriforma, le critiche si accentuarono e si giunse addirittura a proporre la distruzione dell’affresco, Michelangelo rischiò di finire davanti al Santo Uffizio.

Fortunatamente l’affresco non fu distrutto e agli inizi del Novecento furono avviati i primi restauri, rimuovendo molte delle coperture dai corpi nudi proprio per recuperare l’opera originale di Michelangelo. L’ultimo restauro, del 1994, ha ripristinato anche i colori originali dell’opera, consegnando al mondo un capolavoro assoluto che, dal 2014, beneficia anche di un sistema d’illuminazione a led che ne esalta la tridimensionalità e la dirompente bellezza.

Con il Giudizio Universale Michelangelo ha segnato un punto inarrivabile di creatività e tecnica, quasi a voler dimostrare che la pittura può essere più bella anche della realtà, una bellezza assoluta che neanche la natura riesce a eguagliare.

La frase più emblematica dell’ineguagliabile vertice artistico raggiunto da Michelangelo fu quella di Goethe, il quale affermò che “non si può capire cosa un solo uomo sia in grado di fare se prima non si è visto il Giudizio Universale della Cappella Sistina”.

Da "Le fattezze di Michelangelo"

[...] come vero autoritratto: si dipinse nella pelle senza corpo del San Bartolomeo nel Giudizio Universale della Cappella Sistina, e si scolpì in Nicodemo nella Pietà Bandini, presso il Museo dell’Opera del Duomo a Firenze. Entrambi i ritratti ispirano diverse analisi psicologiche colle [...]

leggi »

Da "Michelangelo a Roma"

[...] la volta della Cappella Sistina, con la Creazione di Adamo, e il Giudizio Universale, realizzati in due momenti diversi a distanza di oltre vent’anni. Nella Cappella Paolina, inoltre, sono custoditi due affreschi raffiguranti la Conversione di Saulo [...]

leggi »

Da "Michelangelo pittore"

[...] esso a superarsi quasi trent’anni dopo, nel 1534, quando, non più giovane, dipinse nella Sistina il Giudizio Universale. Nel Giudizio, le figure umane sono circa quattrocento, più di quelle della volta da lui affrescata in gioventù. Il Giudizio Universale, però, non suscitò solo ammirazione. Venne a [...]

leggi »

Da "Il Giudizio Universale (1534-1536)"

[...] razioni precedenti, che erano state sempre inserite in modo complementare a quelle preesistenti, il Giudizio Universale fu un intervento decorativo più invasivo e comportò la distruzione di alcuni affreschi già presenti nella cappella, tra i quali quelli del Perugino e alcune pitture eseguite da [...]

leggi »

Altre pagine che parlano di Giudizio Universale

Il ritorno dei Medici (1530-1534) Michelangelo

Altre opere di Michelangelo


Il compito attuale dell'arte è di introdurre il caos nell'ordine.
Theodor Adorno


Arte e matrimonio non sono incompatibili, ma matrimonio spesso significa la morte dell'arte perché vi sono così pochi uomini abbastanza grandi da poter evitare il semi-intorpidimento della passione soddisfatta, dalla quale non nasce nessuna arte.
<