Donatello

Giuditta E Oloferne

Palazzo Vecchio, Sala dei Gigli, Firenze
Anno: 1453-1457
Tipo: scultura
Tipo scultura: statua
Materiale: bronzo
Dimensioni: cm 236

Giuditta e Oloferne è una statua in bronzo fuso di quasi due metri e mezzo d’altezza realizzata da Donatello intorno ai settant’anni.

Donatello, padre del Rinascimento, aveva già rivoluzionato l’arte della scultura. Dopo gli antichi greci e romani, fu il primo a realizzare statue indipendenti da strutture architettoniche visibili da tutti i lati, come il David bronzeo (o Mercurio), e inventò l’innovativa tecnica dello stiacciato per il rilievo. Con Giuditta e Oloferne, Donatello segnò un’ulteriore evoluzione, realizzando il primo complesso scultoreo tridimensionale dell’era moderna.

La commissione dovrebbe essere di Cosimo de’ Medici “il vecchio”, grande amico e mecenate dell’artista, oppure del figlio Piero il gottoso. Secondo alcuni, invece, la statua fu realizzata per il Duomo di Siena e successivamente acquistata dai Medici.

Per varie ragioni la statua è stata spostata diverse volte. Inizialmente venne posta nel giardino di Palazzo Medici. La presenza di fori nel cuscino posto alla base, che riporta la firma dell’artista “Opus Donatelli Flo”, hanno fatto supporre l’inserimento in una fontana, oggi escluso data l’assenza di un sistema di circolazione dell’acqua. Nel 1495, dopo la seconda cacciata dei Medici, la Repubblica decise di posizionare la statua in Piazza della Signoria, davanti Palazzo Vecchio. Nel 1504 venne spostata sotto la Loggia della Signoria per lasciare il posto al gigantesco David di Michelangelo. Nella loggia rimase circa quattrocento anni occupando diverse posizioni. Durante le due guerre mondiali venne conservata in deposito per poi essere riposizionata davanti a Palazzo Vecchio. Dal 1988 si trova all’interno del palazzo, nella Sala dei Gigli.

Nel realizzare il complesso scultoreo Donatello adottò una serie di accorgimenti tali da invitare l’osservatore a girare intorno alla statua per apprezzarla da tutti i lati: le posizioni intrecciate e opposte dei due soggetti, l’orientamento delle due teste e lo sfasamento tra la base e il cuscino sul quale è adagiato Oloferne.

La composizione è piramidale, col vertice nella testa di Giuditta e nella sua spada. Le linee diagonali della struttura convergono sulla testa di Oloferne. La fusione del bronzo fu realizzata in undici parti, in origine aveva anche decorazioni in oro, oggi quasi del tutto scomparse.

Il tema trattato è il famoso passo biblico della storia di Giuditta. L’avvenente vedova della città israelita di Betulia liberò il suo popolo dall’assedio nel quale era tenuto da Oloferne, generale babilonese dell’esercito di Nabucodonosor (nel passo erroneamente definito Assiro). Con l’astuzia e l’avvenenza riuscì a farsi accogliere al campo di Oloferne e, dopo un banchetto che aveva lasciato ubriaco il potente generale, lo decapitò con due colpi della sua spada. La donna rientrò nella città col sanguinoso trofeo mentre gli assedianti si ritirarono. Tutti ringraziarono Dio per averli difesi contro l’invasore e per aver armato la mano di Giuditta, dandogli forza per compiere tale impresa.

Donatello ha rappresentato il momento che intercorre tra i due colpi di spada con i quali Giuditta decapita Oloferne. I corpi si intrecciano mentre Giuditta alza vigorosamente il braccio destro per dare il secondo colpo. Col braccio sinistro tiene Oloferne per la testa, bloccandone il corpo con le gambe. Le ricche vesti e il copricapo di Giuditta si contrappongono al corpo seminudo di Oloferne, rappresentato con barba e lunghi capelli, seduto morente sul cuscino. Lo sguardo e la bocca socchiusa di Giuditta esprimono l’angoscia per l’atto che sta compiendo, che infrange i comandamenti di Dio ma che è necessario per salvare il popolo di Israele. Il volto e il corpo di Oloferne, invece, esprimono l’abbandono totale al vizio e alla morte che sopraggiunge.

Donatello rappresenta al meglio il significato della storia di Giuditta e Oloferne, da sempre simbolo di vittoria della virtù sul vizio, dell’obbedienza a Dio sull’infedeltà. Per molti rappresenta anche il pericolo nascosto nelle tentazioni o il rischio celato dall’apparenza. C’è anche chi identifica nella storia una sorta di vendetta della donna sull’uomo, troppo spesso artefice di abusi e padrone violento.

Da "L’amicizia di Cosimo de’ Medici"

[...] e il Pulpito della Resurrezione di San Lorenzo, il David e la Giuditta e Oloferne. Sembra che sul letto di morte Cosimo si sia ricordato dell’amico Donatello, regalandogli una tenuta di campagna nei pressi di Cafaggiolo. Donatello, però, poco incline alla vita d [...]

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Da "Donatello e Firenze"

[...] o ritorno realizzò immediatamente altri capolavori, come la Maddalena Penitente e, Giuditta e Oloferne. Nel 1457 partì alla volta di Siena, dopo un anno rientrò a Firenze e realizzò il Pulpito della Passione e il Pulpito della Resurrezione per la chiesa di S [...]

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Da "Il padre del Rinascimento"

[...] ica, riuscendo a creare un espressionismo nuovo e denso d’inquietudine, come mostra il complesso di Giuditta e Oloferne. Inventò lo stile dello stiacciato, visibile nell’Assunzione della Vergine, utilizzò le più svariate tecniche e molti materiali come marmo, bronzo, terracotta, pie [...]

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Da "Il Ritorno a Firenze (1453-1459)"

[...] mpo. Anche in vecchiaia mantenne la sua grande forza creativa, lo testimoniano capolavori come la Giuditta e Oloferne, il Pulpito della Passione e il Pulpito della Resurrezione di San Lorenzo, realizzati sì con l’aiuto di numerosi assistenti, ma a più di settant'anni. Tra il 1453 [...]

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L'arte è natura concentrata.
Honoré de Balzac


L'arte ritrova quello che la natura guastata ha perduto.
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