Donatello

David

Museo Nazionale del Bargello, Firenze
Anno: 1440 circa
Tipo: scultura
Tipo scultura: statua
Materiale: bronzo dorato
Dimensioni: cm 158

Risalivano ai tempi della Roma antica le ultime statue di nudo realizzate a tutto tondo, ossia indipendenti da strutture architettoniche e osservabili da tutti i lati. Poi arrivò Donatello,  che secoli dopo realizzò il David, primo nudo a tutto tondo dell’era moderna, completando la rivoluzione rinascimentale nel campo della scultura.

Realizzata in bronzo e alta poco più di un metro e mezzo, il David è forse la statua più celebre di Donatello, padre del Rinascimento, che la realizzò in un periodo incerto tra il 1430 e il 1460.

Opera rappresentativa del Rinascimento, il David bronzeo non ha ancora svelato tutti i suoi segreti.

Si ritiene che Donatello l’abbia realizzata su commissione di Cosimo de’ Medici, quindi intorno agli anni quaranta del XV secolo, per essere esposta nel cortile di Palazzo Medici. La prima informazione documentale sulla sua esistenza risale al 1469, quando viene indicata come presente nel cortile del palazzo sopra una perduta colonna in marmo policromo in occasione del matrimonio tra Lorenzo il Magnifico e Clarice Orsini.

Anche il soggetto rappresentato non è certo. La pietra che stringe nella mano sinistra, la spada e la grande testa mozzata fanno pensare a David che trionfa sulla testa del gigante Golia morto. Tuttavia la presenza di calzari alati, unico elemento di copertura del corpo nudo, richiama il dio Mercurio, equivalente romano del greco Ermes, che trionfa sulla testa mozzata del pastore gigante Argo Panoptes, ucciso per volere di Zeus per liberare una ninfa sua amata.

Perfino i significati allegorici attribuiti all’opera sono diversi. Nel caso di David rappresenta la vittoria dell’intelligenza sull’irrazionalità, nel caso di Mercurio si riferisce al commercio, una delle principali attività dei Medici. Altre interpretazioni indicano la vittoria dell’umanesimo sul paganesimo, oppure quella dell’amore divino sull’amore terreno.

Donatello raffigura il David, o Mercurio, dopo la vittoria sul suo nemico gigante. La testa è lievemente inclinata ed è coperta dal cappello tipico dei viaggiatori greci e romani, il petaso, con i capelli lunghi sciolti sopra le spalle. L’espressione del volto e lo sguardo trasmettono la soddisfazione e l’orgoglio del giovane per l’impresa appena compiuta. Il corpo è quello di un adolescente efebico, gracile ma armonioso, lievemente asimmetrico nella sua postura, graziosamente appoggiato sulla gamba destra. Nella mano destra tiene la spada, puntata a terra e usata come appoggio, mentre nella sinistra ha una pietra, nel caso di David quella usata per stordire Golia.

La perfezione dell’opera è tale da trasmettere armonia ed eleganza da tutti i lati di osservazione. Anche la testa del nemico abbattuto è un capolavoro assoluto di scultura, ricco di dettagli e citazioni classiche.

Il David è una delle statue più ammirate al mondo, pezzo pregiatissimo della collezione del Museo del Bargello di Firenze. La sua riproduzione in miniatura è anche il premio dell’omonimo concorso cinematografico, l’equivalente italiano degli Oscar di Hollywood.

Da "L’amicizia di Cosimo de’ Medici"

[...] Pulpito della Passione e il Pulpito della Resurrezione di San Lorenzo, il David e la Giuditta e Oloferne. Sembra che sul letto di morte Cosimo si sia ricordato dell’amico Donatello, regalandogli una tenuta di campagna nei pressi di Cafaggiolo. [...]

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Da "Nuovi Capolavori a Firenze (1433–1443)"

[...] onatello userà in vecchiaia in opere successive, come la Maddalena penitente. Il David bronzeo del Bargello è del 1440 circa, probabilmente realizzato su ordine di Cosimo de’ Medici  per il cortile di palazzo Medici. Donatello progettò la statua in modo che potesse ess [...]

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Una passione sfrenata per l'arte è un cancro che divora ogni altra cosa.
Charles Baudelaire


Se c'è sulla terra e fra tutti i nulla qualcosa da adorare, se esiste qualcosa di santo, di puro, di sublime, qualcosa che assecondi questo smisurato desiderio dell'infinito e del vago che chiamano anima, questa è l'arte.
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