Il Rinascimento: Il Teatro Rinascimentale

Spagna e Portogallo

Contrariamente a quanto accadeva nel resto d’Europa, il principale argomento trattato da molte rappresentazioni teatrali iberiche nel periodo rinascimentale continuò ad essere il soggetto sacro. Tuttavia, si è osservato che a cavallo tra il XV e il XVI secolo, anche in Spagna e Portogallo alcuni compositori teatrali intrapresero una via nuova, iniziando un parziale distacco dal teatro di matrice medievale, legato appunto alle rappresentazioni sacre.

Il principale esponente e capostipite del teatro rinascimentale spagnolo fu Bartolomé de Torres Naharro, che tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500 soggiornò per lungo tempo in Italia ed entrò in contatto con le novità rinascimentali di Roma e Napoli, dalle quali trasse vari spunti per le sue opere.

Altri autori del teatro rinascimentale iberico furono Juan del Encina, Juan de Timoneda, Juan de la Cueva, Lope de Rueda e Luis Fernández per la Spagna, mentre in Portogallo emersero principalmente Gil Vicente e António Ferreira.

Anche nella Penisola Iberica si sviluppò l’interesse per la riscoperta dei testi della Commedia latina che in quel periodo caratterizzava gran parte dell’Europa. Pur partendo dal teatro classico antico, la commedia spagnola si sviluppò in modo differente che altrove, in quanto fu caratterizzata dai miti della storia della Spagna.

La nuova fase teatrale, condizionata dalle esigenze scenografiche delle rappresentazioni classiche, favorì anche in Spagna e Portogallo la costruzione di nuovi e più adatti spazi dedicati agli spettacoli. Questa esigenza portò all’utilizzo di spazi chiusi, all’interno dei palazzi nobiliari e delle università, dando vita al Teatro de salon, ad esclusivo uso dei nobili. Verso la metà del 1500, però, anche nella penisola iberica nacquero i teatri a pagamento, aperti al pubblico di tutte le classi sociali, i cosiddetti Corrales.


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