Il Rinascimento: Il Teatro Rinascimentale

La Tragedia

Anche il teatro tragico trovò nel Rinascimento una discreta vitalità ed un suo spazio ben definito.

I principali esponenti della tragedia rinascimentale furono il conte Gian Giorgio Trissino, che scrisse Sofonisba nel 1514, Giambattista Giraldi Cinzio, che compose Orbecche nel 1541, e Giovan Battista Guarini, forse il più importante drammaturgo rinascimentale che, tra il 1583 e il 1587, compose Il Pastor Fido, dramma pastorale messo in scena a Padova nel 1590.

Anche Torquato Tasso produsse dei componimenti di ispirazione mitica e epico-pastorale, una sorta di via di mezzo fra commedia e tragedia. Altri letterati si cimentarono nella tragedia, come lo scrittore Giovanni Rucellai, che compose la Rosmunda e l’Oreste, il filosofo Sperone Speroni, autore della Canace, e lo scrittore Pietro Aretino, che compose l’Orazia, altro esempio emblematico della tragedia rinascimentale.

La professionalità dell’attore  non era ancora riconosciuta e i testi teatrali erano recitati da compagnie o gruppi di dilettanti, composti a volte da nobili o da ricchi borghesi, anche se il mestiere esisteva già da moltissimo tempo, come testimoniato dai giocolieri di piazza e dai buffoni di corte.

Fu sempre in epoca rinascimentale che la professione dell’attore si sviluppò, lentamente ma con costanza, in gran parte per merito delle compagnie girovaghe, le quali fecero notevoli progressi sia dal punto di vista dell’arte drammatica e dell’interpretazione del testo, sia da quello dell’allestimento scenico.

Le compagnie girovaghe si formarono a partire dalla metà del XVI secolo, la prima testimonianza di una compagnia di attori professionisti è citata in un atto notarile del 1545, per poi affermarsi durante tutto il secolo successivo con la Commedia dell’Arte.


Lussuria è causa della generazione.
Leonardo da Vinci


O studianti, studiate le matematiche, e non edificate sanza fondamenti.
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