Il Rinascimento

Ruolo dell'uomo nella società

Secondo lo storico svizzero Burckhardt, durante il Rinascimento la visione dell’uomo e del mondo ebbe un’evoluzione rispetto a quella del Medioevo. L’individuo diventò per la prima volta un soggetto unico, particolare, capace di coltivare le proprie inclinazioni attraverso cui dominare la sorte e modificare la natura.

La famosa frase “homo faber ipsius fortunae”, massima del letterato dell’antica Roma Appio Claudio Cieco, fu presa come manifesto dell’epoca rinascimentale, poiché dichiarava che l’uomo è artefice della propria sorte e lo rendeva, quindi, protagonista della nuova fase culturale.

La valorizzazione di tutte le capacità dell’uomo, spirituali, fisiche e mentali, divenne elemento fondante della nuova corrente di pensiero e liberò dalle costrizioni moralistiche la ricerca del piacere fisico e della mondanità.

Fu dato anche un nuovo e positivo valore alla dialettica e allo scambio di opinioni, facendo sì che buona parte della letteratura umanistica fosse in forma di dialogo, esplicito o implicito, con al centro la fiducia nella parola e la collaborazione civile.

Il concetto della valorizzazione dell’individualità si diffuse facilmente ma rivoluzionò completamente il rassicurante sistema medievale, generando tratti d’incertezza nella vita delle persone.

Sebbene rinascita e valorizzazione dell’individuo fossero probabilmente già presenti nel Medioevo, come evidenziò lo storico tedesco Burdach, gli interessi esclusivamente umani e lo spirito civile stimolarono la prima grande stagione dell’Umanesimo, soprattutto a Firenze, generando una nuova visione dell’uomo e della natura.

Lo storico italiano Eugenio Garin ha identificato nella riscoperta dei classici il fattore determinante per la formazione civile e spirituale dell’individuo avvenuta con l’Umanesimo, e nella filologia umanistica lo strumento indispensabile per la definizione dello spirito critico e per la corretta classificazione delle fasi storiche.

Per la prima volta nella storia dell’uomo, negli umanisti si formò la consapevolezza circa la distanza reale e concettuale dal mondo antico, nacque un nuovo gusto estetico, sebbene d’ispirazione classica, e si radicò la coscienza del possesso delle innumerevoli ed eccezionali capacità che la natura ha donato all’uomo.

Nonostante la consapevolezza individualistica fosse prerogativa di una circoscritta cerchia di intellettuali, gli ideali umanistici si diffusero e furono seguiti da gran parte della borghesia.

D’altronde, proprio gli intellettuali provenivano dalle classi borghesi artigiana e mercantile, quindi cresciuti in un contesto nel quale l’etica civile era importante, e si erano formati in ambienti caratterizzati da concretezza, individualismo e competitività, dove il perseguimento della ricchezza e della vita attiva finalizzata allo sviluppo erano un dovere dell’uomo moderno.

Anche gli artisti condivisero gli stessi valori umanistici, sebbene avessero un grado d’istruzione non paragonabile a quello dei letterati, e le opere delle arti visive dell’epoca ottennero grandissimo successo e appianarono le differenze di classe, poiché facilmente fruibili da tutte le categorie sociali.


L'arte vera non è quel che sembra, bensì l'effetto che ha su di noi.
Roy Adzak


La natura è piena d'infinite ragioni, che non furon mai in isperienzia.
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