Il Rinascimento: Il Rinascimento a Roma

Le Stanze di Raffaello

Le decorazioni delle Stanze Vaticane, note come Stanze di Raffaello, sono un altro capolavoro del Rinascimento romano, commissionate da Giulio II per abbellire i suoi nuovi appartamenti risalenti all’epoca di Niccolò V, dove erano presenti affreschi quattrocenteschi di Piero della Francesca e di altri artisti.

I primi artisti che il Papa chiamò ad affrescare i soffitti furono pittori affermati come PeruginoBaldassarre Peruzzi e Sodoma. Non soddisfatto delle loro prime realizzazioni, nel 1508 Giulio II chiamò il giovane urbinate Raffaello, su suggerimento del suo conterraneo Bramante.

I dipinti di prova realizzati da Raffaello colpirono molto il pontefice, al punto che decise di affidargli la decorazione dell’intero complesso.

La prima stanza, denominata Stanza della Segnatura, venne decorata con rappresentazioni ispirate alla classificazione della cultura umanistica allora in uso.

Per la teologia, Raffaello affrescò la Disputa del Sacramento, mentre per la filosofia dipinse la Scuola di Atene, con Platone e Aristotele contornati da saggi e filosofi antichi che avevano i volti di famosi artisti contemporanei, come MichelangeloLeonardoBramanteSodoma e Raffaello stesso.

Per la poesia dipinse il Parnaso, con poeti antichi e contemporanei raccolti intorno ad Apollo e alle Muse, mentre la giurisprudenza venne rappresentata da Virtù e Legge.

Gli affreschi, densi di un’equilibrata visione scenografica unita alla grazia dei movimenti dei soggetti, furono il primo esempio della composizione “classica” che rese famoso Raffaello.

A metà del 1511 Raffaello iniziò i disegni per il secondo ambiente, la Stanza di Eliodoro. Era il periodo delle tensioni militari tra Giulio II, Papa guerriero, e le potenze straniere che destabilizzavano il nord Italia, e i nuovi affreschi risentirono proprio dell’incertezza politica del momento, evidenziando contemporaneamente la forza e l’ideologia del Papa.

L’artista dipinse le scene di Eliodoro cacciato dal tempio, l’Incontro di Leone Magno con Attila, la Messa di Bolsena e la Liberazione di san Pietro dal carcere, tutti messaggi di potenza e capacità di rinascita della Chiesa e del Papa.

Per la tecnica, Raffaello s’ispirò a Michelangelo, utilizzando un’illuminazione fatta di colori più densi, dall’effetto drammatico, e aggiornando il suo linguaggio per le scene che richiedevano una componente storica e dinamica più coinvolgente.

Nella Cacciata di Eliodoro dal Tempio, l’impeto dei gesti è carico di forte espressività; la Messa di Bolsena, invece, è fondata su sottili equilibri compositivi, mentre la Liberazione di San Pietro si basa su accentuati contrasti luministici.

Tra il 1514 e il 1517, sotto il pontificato di Leone X, Raffaello si occupò del completamento degli appartamenti vaticani, decorando la terza stanza con la celebrazione dei predecessori omonimi del pontefice, Leone III e Leone IV.

Nell’affresco dell’Incendio di Borgo, che diede il nome all’intera stanza, i movimenti vorticosi e la plasticità delle figure richiamano lo stile michelangiolesco, sebbene rivisto con la monumentalità e la grazia tipiche di Raffaello.

Per raffigurare Leone IV, l’artista usa il volto del Papa committente, Leone X, cosa che fa anche negli altri affreschi, raffiguranti la Battaglia di Ostia, l’Incoronazione di Carlo Magno e la Giustificazione di Leone III.

Nella terza stanza, l’affresco dell’Incendio di Borgo è l’unico realizzato quasi interamente da Raffaello: concentrato sullo studio della Roma Antica e sull’evoluzione della sua arte, infatti, il maestro delegò ai suoi allievi la realizzazione degli altri tre affreschi.

Vi è anche una quarta stanza, la Sala di Costantino, della quale Raffaello fece in tempo solo a definire il complesso decorativo. Nel 1520, infatti, Raffaello morì, lasciando ai suoi allievi il compito di realizzare l’opera.


L'arte è una bugia che ci fa realizzare la verità.
Pablo Picasso


L'arte vera non è quel che sembra, bensì l'effetto che ha su di noi.
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