Il Rinascimento: Il Rinascimento a Roma

Pittura

Le committenze papali per opere pittoriche esercitarono un’azione di collegamento con la Roma Antica ancora più forte che in architettura, divenendo fattore fondamentale per la rinascita della città.

Nel 1420, dopo decenni di turbolenza dovuti allo Scisma d’Occidente, Martino V fu il primo pontefice a reinsediarsi stabilmente a Roma, e fu anche il primo a intuire l’importanza di ricondurre la città allo splendore dei fasti antichi, per riaffermare il potere della Chiesa.

Durante il suo pontificato prese il via la riscoperta dei tesori archeologici romani, che già avevano destato interesse presso giovani artisti toscani del nascente Rinascimento come Donatello e Brunelleschi, i quali soggiornarono a Roma nel 1402 proprio per studiare l’arte antica.

Martino V avviò il lungo processo di rinascita della città, convocando i più importanti pittori dell’epoca, come Gentile da Fabriano, Masaccio e Masolino da Panicale, a decorare basiliche e edifici ecclesiastici.

A metà del 1400 Niccolò V proseguì con l’opera di rinascita della città, avviando il rinnovamento dei palazzi Vaticani. Commissionò la decorazione della cappella privata del Papa, la cappella Niccolina, alla quale lavorò Beato Angelico con l’aiuto di Benozzo Gozzoli.

Lo stile dell’Angelico era ricco di dettagli e citazioni colte, nei dipinti della cappella il suo “umanesimo cristiano” toccò uno dei suoi massimi vertici espressivi. Gli affreschi comprendevano storie di San Lorenzo e Santo Stefano, con scene ambientate in imponenti complessi architettonici, densi di evidenti riferimenti alla Roma classica e paleocristiana.

L’organizzazione del giubileo del 1450 innescò diversi lavori, i finanziamenti per le celebrazioni consentirono l’arrivo a Roma di un grande e variegato gruppo di artisti, tra i quali Andrea del Castagno, Piero della Francesca e il fiammingo Rogier van der Weyden.

Furono proprio il confronto e le discussioni sugli spunti portati da ciascun artista a preparare il terreno per la sintesi che, alla fine del 1400, condusse alla creazione spontanea e naturale di un linguaggio comune, detto “alla romana”.

Verso la fine del 1400 altri importanti pittori ebbero modo di decorare edifici e chiese di Roma, come Melozzo da Forlì, nominato Pictor Papalis da Sisto IV.

Proprio Sisto IV avviò i lavori della prima decorazione della Cappella Sistina, ad opera di maestri del calibro di Botticelli, Perugino e Ghirlandaio.

I pontificati di Innocenzo VIII e Alessandro VI furono gli ultimi del 1400, e arricchirono il panorama romano con altri grandi pittori, come Filippino Lippi, Pinturicchio e Mantegna.

Il 1500 fu il secolo dei grandi geni Raffaello e Michelangelo, che lasciarono capolavori immortali negli edifici vaticani, come le Stanze di Raffaello e la seconda decorazione della Sistina di Michelangelo, con il celebre Giudizio Universale.

Michelangelo, che preferiva la scultura alla pittura, creò anche capolavori in marmo, come la celebre Pietà Vaticana, il Cristo della Minerva e la Tomba di Giulio II, con il famoso Mosè.

La presenza contemporanea dei due grandi geni a Roma offuscò il lavoro di altri famosi artisti, come Sodoma o Sebastiano del Piombo, ma diede il via a un’importante scuola di pittura, specie per merito di Raffaello.

Il periodo antecedente al sacco di Roma del 1527 vide l’affermazione di molti degli allievi dei grandi maestri, come Giulio Romano, Parmigianino e Rosso Fiorentino, che divennero tra i principali esponenti del Manierismo, movimento nato sulle ceneri della Roma saccheggiata che segnò la fine del Rinascimento.


La civiltà greca ci dichiara che nelle rappresentazioni artistiche altro è sentire altro è vedere. Vedere è peggio, è più impressionante.
Remo Branca


L'arte, come la teologia, è una frode ben confezionata.
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