Il Rinascimento: Il Rinascimento a Roma

Architettura

Leon Battista Alberti, a Roma nella metà del 1400, fu un personaggio fondamentale nel dare valore al collegamento tra papato e la Roma Antica, voluto dai pontefici per riaffermare il loro potere politico. Tuttavia non partecipò direttamente ai cantieri, verso i quali espresse spesso giudizi negativi.

Nel 1452 scrisse il trattato De re aedificatoria, dedicato a papa Niccolò V, nel quale teorizzava le basi per il riutilizzo delle ispirazioni architettoniche degli antichi.

Il progetto di Palazzo Venezia del 1455, da molti attribuito all’Alberti, è un importante esempio del gusto del periodo e racchiude in se svariati elementi di architettura classica. La costruzione del palazzo iniziò alcuni anni dopo il progetto, nel 1466, e durante i lavori ci fu una ripresa ancor più fedele, rispetto all’idea originale, dei modelli antichi, a testimoniare una più profonda assimilazione degli stessi.

Nel 1450 fu Bernardo Rossellino, chiamato da papa Niccolò V, a occuparsi della prima ristrutturazione della basilica costantiniana di San Pietro. I lavori furono bloccati nel 1455 dalla morte del papa, e così restarono per circa cinquanta anni, ad eccezione di qualche intervento compiuto da Giuliano da Sangallo intorno al 1470. Fu il papa Giulio II che, nel 1505, decise di avviare la totale ricostruzione della basilica, affidando il progetto a Donato Bramante.

Bramante era giunto a Roma all’inizio del 1500, dopo la caduta di Ludovico il Moro a Milano. Con il Chiostro di Santa Maria della Pace e il tempietto di San Pietro in Montorio del 1502, era tornato a riflettere sui concetti di organicità e coerenza negli edifici.

Il Tempietto di San Pietro, situato al centro di uno dei cortili dell’omonima chiesa, è un esempio fondamentale di architettura rinascimentale, a forma cilindrica contornata da un colonnato tuscanico, con tamburo e cupola.

Bramante fu nominato responsabile delle fabbriche vaticane da Giulio II, e si occupò del raccordo tra il palazzo vaticano e la residenza estiva del Belvedere. Il piano originario, attuato solo in parte, era di chiara ispirazione classica e prevedeva un vasto cortile terrazzato tra due grandi ali di scalinate che terminavano su una grande esedra, rendendo un affascinante effetto scenografico.

Bramante si occupò anche di supervisionare il progetto per un nuovo assetto viario della città, con l’apertura di via Giulia e la sistemazione di via della Lungara, che dai Borghi portava alla Porta Settimiana.

Tra i progetti che Bramante presentò per la ricostruzione della Basilica di San Pietro, fu adottato quello che mostrava l’uso in pianta della croce greca, a chiusura delle riflessioni sulla pianta centrale effettuate in quel periodo. Bramante seguì i lavori fino al 1514, anno della sua morte.

Il progetto del Bramante fu parzialmente abbandonato dai suoi successori, tra i quali vi furono RaffaelloAntonio da San Gallo e Michelangelo. Il geniale scultore fiorentino influì molto sull’aspetto che la basilica assunse al termine dei lavori, nel 1600, decidendo per il ritorno alla pianta a croce latina, per la grande cupola d’ispirazione brunelleschiana, e per il grande porticato antistante alla facciata.

Raffaello e Michelangelo realizzarono diverse opere architettoniche a Roma, contribuendo significativamente alla ristrutturazione rinascimentale della città.

Un altro grande architetto attivo a Roma a inizio 1500 fu Baldassarre Peruzzi, originario di Siena. Lavorò soprattutto per il banchiere senese Agostino Chigi, per il quale progettò Villa Farnesina. Peruzzi lasciò Roma nel 1527 a causa del Sacco della città, ma vi tornò qualche anno dopo, realizzando opere che lo consacrarono uno dei maestri del Manierismo.


Se c'è una funzione essenziale della creazione artistica, è quella di non indorare mai la pillola, di non agghindare la favola di strepito e furore raccontata da un idiota, come Shakespeare definisce la vita.
Claudio Magris


Signore, fa che io possa sempre desiderare più di quanto riesca a realizzare.
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