Il Rinascimento

Progressi scientifici e contraddizioni

La scienza rinascimentale è densa di progressi e di paradossali contraddizioni.

Secondo Telesio, filoso e naturalista del Rinascimento, i fenomeni naturali vanno analizzati, compresi e descritti in base alle loro caratteristiche specifiche e osservabili, e non secondo le astrattezze dei principi logici aristotelici.

Nonostante il deciso passo in avanti verso il concetto di realtà osservata che prevale su quella immaginata o indottrinata, molti scienziati del Rinascimento operarono comunque alla ricerca di una sostanza primigenia, sebbene naturale, mostrando ancora un legame con il passato dal quale volevano distinguersi.

Lo stesso Telesio, contrario alla visione aristotelica troppo viziata da concetti astratti, riteneva che la natura avesse fornito a tutti i corpi, animati e inanimati, un fondamento in comune, definito materia, che permetteva alle due forze da lui identificate, il caldo e il freddo, di creare degli effetti sulla natura stessa.

La nuova scienza rinascimentale voleva, quindi, essere più moderna rispetto a quella delle epoche passate, e gli scienziati s’impegnarono affinché ciò fosse possibile. Tuttavia, magia e astrologia furono più presenti nell’ambiente scientifico e culturale del Rinascimento di quanto non lo fossero in precedenza, vivendo entrambe una rinascita rispetto all’oblio nel quale erano finite durante il Medioevo.

Nonostante le loro contraddizioni, le scienze rinascimentali progredirono rispetto a quelle precedenti, e ciò anche in virtù dei mutati equilibri socio-politici intervenuti tra il XIV e il XV secolo.

Nel Medioevo, i punti di riferimento e le certezze poggiavano sul papato e sull’impero, e per alcuni, sulla speranza nell’ordine e nella legalità universale, come auspicava Dante Alighieri.

Nel sapere medioevale, ragione e fede procedevano assieme, le scienze erano inesatte e superstiziose ma erano anche enciclopediche, armoniose, coordinate e orientate verso Dio, inteso come ultima tappa prima del raggiungimento della verità.

Dopo le teorie di Guglielmo d’Occam, frate e filoso inglese vissuto a cavallo tra il 1200 e il 1300, filosofia e teologia divennero autonome e, anzi, iniziarono a contrastarsi e a escludersi l’una con l’altra.

Durante il Rinascimento venne a mancare, quindi, il quadro di riferimento religioso, e l’idea di costituire un impero universale cristiano venne abbandonata, facendo perdere il senso della stabilità culturale e politica.

Le scienze assunsero una loro autonomia diventando sempre più specialistiche, iniziando a perfezionarsi ma smettendo di comunicare tra loro.

La conoscenza e il gusto del bello appartenevano agli ambienti intellettuali che vivevano nelle corti, ben lontani dalla realtà del popolo, al quale, secondo Giordano Bruno, era meglio nascondere la verità, poiché non avrebbe avuto i mezzi per capirla.

L’individualità iniziò a prevalere e nacquero innovatori e pensatori che diedero vita a nuove scienze, oltre a individui in grado di esprimere personali eccellenze.

Nel Rinascimento nacque e si diffuse la pedagogia di Comenio, scienza nuova che puntava a dare al bambino uno sviluppo completo della sua personalità. Altri grandi personaggi lasciarono un segno indelebile, come Michelangelo nella scultura e nella pittura, Leonardo nelle varie scienze che ha studiato, e Machiavelli, con il Principe e la sua scienza politica.


Qualunque arte la si può comprendere solo se la si pratica, anche se male.
Sof'ja Tolstaja


La politica se non è arte, è mestiere.
<