Il Rinascimento

Morte e immortalità

Nell’uomo rinascimentale nasce un’angoscia che anche il mondo medioevale aveva, ma che risolveva con la religione. Per gli uomini del medioevo, la vita corporea, in vista di quella ultraterrena, assumeva un valore relativo, così come la morte, sentita come un passaggio necessario per accedere a una vita migliore ed eterna.

Per gli uomini moderni del Rinascimento, invece, la morte diventò il termine assoluto della vita e dei piaceri che la stessa regala. L’esistenza dell’uomo, concepita in chiave naturalistica, si accompagnò alla paura della morte, vista come la naturale fine di una vita, appunto, naturale.

Nei dipinti delle danze macabre del XV e del XVI secolo, emerge un forte senso della morte, rappresentato da scheletri che danzano e passeggiano mano nella mano con i personaggi raffigurati, appartenenti a diverse classi sociali.

Nelle danze macabre, vita e morte sono sullo stesso piano, ballano insieme a testimoniare la futilità del tutto, in una danza che procede senza uno scopo preciso se non quello di danzare. Nella metafora, la vita è come una danza travolgente che termina quando la musica finisce e cala l’oscurità.

Il mito della morte si accompagnò al desiderio di vincere la sua ineluttabilità, e l’immortalità divenne un’aspirazione dell’individuo più o meno dichiarata, altra caratteristica importante del pensiero rinascimentale.

Gli uomini rinascimentali più legati ai retaggi dello spirito cavalleresco medioevale, ricercarono l’immortalità attraverso le grandi imprese militari; altri, invece, la perseguirono tramite le grandi opere artistiche.

Nell’opera d’arte si mantenne il ricordo del committente, spesso assunto a protagonista dell’opera stessa, insieme con quello dell’artista che l’aveva realizzata. Non a caso, nel Rinascimento fu particolarmente fiorente la ritrattistica, che aveva proprio lo scopo di esaltare la persona e tenerla viva nel ricordo dei posteri.

Anche le arti letterarie garantirono sopravvivenza ad artisti e intellettuali al pari di quelle visive, poiché “la poesia innalza monumenti più duraturi del bronzo”, come disse Petrarca.


L'arte consiste nel rappresentare ciò che non esiste.
Jean-François Revel


Come il ferro in disuso arrugginisce, così l'inazione sciupa l'intelletto
<