Il Rinascimento: Il Rinascimento a Firenze

Piero de' Medici (1464 – 1469)

Dopo la morte di Cosimo de’ Medici nel 1464, Piero il Gottoso proseguì a governare de facto Firenze, sebbene per soli cinque anni poiché morì nel 1469, tra il rammarico e il cordoglio dell’intera città.

In questo periodo l’intellettualismo si accentuò ulteriormente e le commissioni per opere pubbliche diminuirono, mentre ebbero maggior successo le collezioni di oggetti preziosi e antichi, ricercati sia per il valore intrinseco, sia per il loro status di oggetti rari, in grado di dimostrare prestigio sociale.

Piero de’ Medici condusse una vita ispirata ai modi delle raffinate corti aristocratiche, e così fece l’intera aristocrazia cittadina. Gli affreschi della Cappella dei Magi di Benozzo Gozzoli, presso Palazzo Medici, che raffigurano il corteo dei Re Magi impersonato dai membri della famiglia Medici e da altri aristocratici fiorentini, ne sono una chiara testimonianza.

L’evoluzione verso stili più raffinati era già apparsa a metà del 1400, un esempio è il sepolcro realizzato in Santa Croce da Bernardo Rossellino per la sepoltura del cancelliere della Repubblica Leonardo Bruni, ed è ancor più evidente nella Tomba di Giovanni e Piero de’ Medici, realizzata da Andrea del Verrocchio nel 1472 in San Lorenzo.

Intorno al 1460 fu realizzata la Cappella del Cardinale del Portogallo, opera che rappresenta al meglio le tendenze stilistiche della Firenze dell’epoca, caratterizzate da varietà di materiali e convivenze di stili, di linguaggi e di riferimenti culturali.

Situata nella chiesa di San Miniato al Monte, la cappella è stata realizzata da Antonio Manetti, allievo di Brunelleschi, e contiene il monumento funebre scolpito da Antonio e Bernardo Rossellino, la decorazione del soffitto di Luca della Robbia, alcuni affreschi di Alessio Baldovinetti e la pala d’altare Santi Vincenzo, Giacomo Maggiore ed Eustachio, realizzata da Antonio e Piero del Pollaiolo.

Il periodo del governo di Piero fu anche quello che vide per l’ultima volta Donatello all’opera, nella realizzazione del Pulpito della Passione e del Pulpito della Resurrezione. Nelle due opere emerge il rifiuto dell’ordine e dell’armonia che caratterizzò l’arte degli ultimi anni di Donatello, a vantaggio di un espressionismo e di una carica drammatica mai visti prima. Le figure sono confuse e alcune parti della narrazione sono volutamente tagliate. Vi sono anche parti di non-finito, che però alcuni critici attribuiscono all’età avanzata del maestro, ultrasettantenne, e all’impossibilità di completare l’opera causa la morte nel 1466.


L'arte è ESPLOSIONE!!!
Deidara


Non ci deve essere un'arte staccata dalla vita: cose belle da guardare e cose brutte da usare.
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