Il Rinascimento: Il Rinascimento a Firenze

La crisi generazionale (1512 – 1534)

Dopo la partenza da Firenze dei tre geni Leonardo, Raffaello e Michelangelo, la scena artistica cittadina perse slancio e innovazione. Il fulcro delle nuove importanti commissioni si spostò a Roma e nelle altre corti italiane, come Milano, Venezia e Ferrara.

Mentre Leonardo e Raffaello non realizzarono più opere a Firenze, Michelangelo ebbe diverse occasioni per tornare e lasciare ancora importanti capolavori.

Intorno al 1520 iniziò a scolpire i quattro Prigioni incompiuti, scolpì il Genio della Vittoria e avviò il progetto della Sagrestia Nuova.

Intorno al 1524 cominciò i lavori per la Biblioteca Medicea Laurenziana e, dopo l’instaurazione della nuova repubblica fiorentina che seguì la cacciata di Alessandro de’ Medici del 1527, si adoperò come ingegnere militare per la difesa delle mura cittadine.

La fama artistica di Michelangelo gli permise di passare indenne anche la caduta della nuova repubblica del 1530 e il ritorno dei Medici in città.

Riprese immediatamente i lavori alla Sagrestia Nuova, che completò nel 1534, e scolpì il non finito di Apollino. Successivamente partì per Roma e non tornò più a Firenze.

La partenza da Firenze dell’ultimo grande genio lasciò il campo ad una serie di giovani artisti, che portarono avanti nuovi stili e nuove tecniche, pur continuando a seguire l’esempio dei grandi maestri rinascimentali Leonardo, Michelangelo e Raffaello.

E’ ovvio, infatti, che da quel momento in poi non si poté più prescindere dal loro esempio e dal loro lavoro. La differenza fu l’attenzione e l’accento riposti su altre caratteristiche, fino quasi ad esasperarle.

Nacque così il Manierismo fiorentino, da alcuni visto come proseguimento del Rinascimento, che raggiunse il suo apice con artisti come Andrea del Sarto, il suo allievo Pontormo e Rosso Fiorentino.


Quelli che s'innamoran di pratica sanza scienzia son come 'l nocchier ch'entra in navilio senza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada.
Leonardo da Vinci


Chi disputa allegando l'autorità, non adopra lo 'ngegno, ma più tosto la memoria.
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