Il Rinascimento: Il Rinascimento a Firenze

Cosimo de' Medici (1434 – 1464)

Nel 1434 Cosimo de’ Medici tornò dall’esilio. Formalmente vigeva ancora la Repubblica Fiorentina ma, di fatto, il potere iniziò a concentrarsi sempre di più nelle mani dei Medici, grazie ad una rete di alleanze strategiche, al controllo delle magistrature ed alla potenza finanziaria che Cosimo realizzò, fattori che gli permisero di non risultare mai direttamente coinvolto nel governo di Firenze.

Il suo agire da apparente semplice cittadino si ispirò allo stoicismo ciceroniano, improntato alla ricerca del bene comune, alla moderazione e al rifiuto del prestigio personale e dell’ostentazione. Su questo modello Cosimo il Vecchio commissionò importanti opere pubbliche, Firenze vide in azione i più grandi artisti del primo Rinascimento.

La ricostruzione del Convento di San Marco, avvenuta tra il 1436 e il 1452, fu una grande opportunità per gli artisti dell’epoca, in primis per Michelozzo, architetto incaricato dell’intero progetto.

Le decorazioni furono eseguite da Beato Angelico e il suo staff, nel quale vi era Benozzo Gozzoli. L’Angelico realizzò un ciclo di affreschi eccezionale, con il capolavoro della Pala di San marco. Lorenzo Ghiberti produsse il Tabernacolo dei Linaioli, decorato sempre dall’Angelico, e Domenico Ghirlandaio dipinse l’Ultima Cena nel refettorio.

Un altro artista attivo durante il periodo di Cosimo fu Domenico Veneziano. Per Piero de’ Medici, figlio di Cosimo, realizzò intorno al 1440 il tondo dell’Adorazione dei Magi, oggi a Berlino. Nel 1445 il Veneziano dipinse anche la Pala di Santa Lucia dei Magnoli per l’omonima chiesa fiorentina.

Nel 1438 Filippo Lippi realizzò, sempre su commissione di Piero de’ Medici, la Pala Barbadori per Santo Spirito, oggi conservata parte al Louvre e parte agli Uffizi, e nel 1460 dipinse l’Adorazione del Bambino di palazzo Medici, oggi a Berlino.

Intorno al 1440 anche Andrea del Castagno realizzò opere importanti, come il Cenacolo di Sant’Apollonia. Il Castagno adottò un’interpretazione più realistica del nuovo stile, come si evince dalla sua Trinità e Santi, che non ebbe grande seguito a Firenze ma che divenne la base per lo sviluppo della scuola ferrarese.

In architettura, Cosimo de’ Medici fece di Michelozzo l’architetto di famiglia, incaricandolo di realizzare, oltre al già citato Convento di San Marco, lo stesso Palazzo Medici Ricciardi, del 1450. Il palazzo di Michelozzo, originariamente commissionato a Brunelleschi, divenne un modello per l’architettura civile rinascimentale, influenzando, tra gli altri, il progetto di Palazzo Strozzi realizzato da Giuliano da Sangallo nel 1490.

Nel 1436 vi fu anche l’inaugurazione della Cattedrale di Firenze, con la spettacolare Cupola del Brunelleschi. Negli stessi anni, Brunelleschi, già affermato capostipite del nuovo stile, realizzò anche Palazzo Pitti, ristrutturò la Basilica di Santo Spirito, progettò la Rotonda degli Angeli e il Pulpito di Santa Maria Novella, prima di morire nel 1446.

Mentre Michelozzo costruiva Palazzo Medici, un altro importante architetto, Leon Battista Alberti, costruiva Palazzo Rucellai, trovando ispirazione negli stessi modelli antichi che influenzavano Michelozzo.

Altro artista apprezzato da Cosimo fu Donatello, che con Michelozzo condivise la bottega. Donatello aveva già dimostrato la sua straordinaria arte con le statue del Duomo, di Orsanmichele o del Campanile di Giotto, e nel 1440 realizzò per Cosimo un altro capolavoro, il famoso David Bronzeo, oggi al Museo del Bargello.

Donatello si allontanò da Firenze nel 1443 per tornarvi dieci anni dopo. Al suo rientro, le distanze che erano sorte tra lo stile dei maestri del primo Rinascimento e quello dei nuovi artisti della scena fiorentina erano notevoli. La produzione degli ultimi anni di Donatello fu particolare, come emerge dalla Maddalena Penitente del 1453 o dal bronzo di Giuditta e Oloferne.

La nascita dell’Accademia Neoplatonica nel 1462 consolidò gli orizzonti intellettuali della cultura durante il dominio di Cosimo, sviluppando le discipline umanistiche verso una rievocazione più aulica e ideale del passato classico.


Come il ferro in disuso arrugginisce, così l'inazione sciupa l'intelletto
Michelangelo


Arte e matrimonio non sono incompatibili, ma matrimonio spesso significa la morte dell'arte perché vi sono così pochi uomini abbastanza grandi da poter evitare il semi-intorpidimento della passione soddisfatta, dalla quale non nasce nessuna arte.
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