Il Rinascimento: La filosofia rinascimentale

La Rivalutazione dell’Uomo

Nel Rinascimento, la concezione individualistica dell’uomo acquistò maggiore importanza.

Nel campo della religione si assistette sia a casi di rinascita del paganesimo pre-cristiano, sia a un rinnovato fervore della devozione cristiana. Il rapporto del singolo individuo con Dio diventò, molto spesso, più importante di quello con l’istituzione della Chiesa.

La centralità dell’uomo favorì anche una presa di coscienza del suo ruolo e della responsabilità delle sue azioni nel mondo e nella storia, ampliando il raggio del pensiero dei filosofi anche agli aspetti politici, fino ad allora a prevalente appannaggio dei governi e dei sovrani.

Durante il Cinquecento, la riflessione filosofica della politica si sviluppò all’interno di due poli opposti, rappresentati da due opere realizzate nel secondo decennio del secolo: Il Principe di Niccolò Machiavelli e L’Utopia di Tommaso Moro. Gli intenti di Machiavelli e Moro erano completamente agli antipodi tra loro: il primo era un realista convinto, il secondo era totalmente utopista.

Al centro delle riflessioni di Machiavelli c’era esclusivamente l’azione politica, dalla quale era esclusa ogni altra considerazione, sia essa di carattere religioso, filosofico o morale. Machiavelli, padre della teoria della “ragion di stato“, mirava alla costruzione di un potere efficiente e solido, che si inserisse a pieno titolo nell’ideale rinascimentale dell’azione volontaria dell’uomo e della sua consapevolezza del dominio del caso e delle incognite della storia.

Nonostante fosse italiano, e quindi vivesse in un contesto anomalo, fatto di signorie e piccoli potentati, diverso dai grandi stati in corso di formazione nel resto d’Europa, Machiavelli può essere considerato a pieno titolo il padre del pensiero politico moderno. Oppure fu proprio l’anomalia del contesto che lo indusse a sviluppare un pensiero tanto innovativo.

Il pensiero di Machiavelli di uno stato unitario forte e dominante, fu contrastato anche da un grande storico e politico suo contemporaneo, Francesco Guicciardini, secondo il quale gli equilibri politici restavano in balia degli scontri di forze esclusivamente individuali e locali.

Dal 1550 in poi si svilupparono altre correnti di pensiero politico, come gli assolutisti, completamente favorevoli al potere monarchico, o i monarcomachi, mossi da una radicale avversione al potere del Re. Ma vi fu anche il giusnaturalismo teorizzato dall’olandese Huig Van Groot, o le utopie di Bacone e di Campanella.


L'arte vera non è quel che sembra, bensì l'effetto che ha su di noi.
Roy Adzak


Nessuno effetto è in natura sanza ragione; intendi la ragione e non ti bisogna sperienza.
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