Il Rinascimento: La filosofia rinascimentale

Platonismo e Neoplatonismo

La riscoperta dei classici, che visse rinnovato interesse nel primo Rinascimento, implicò una nuova lettura degli stessi, l’intento era di ricostruirli storicamente e di sottoporli a un vaglio critico rigoroso.

Si diffuse così un fortissimo interesse per la filologia, cioè lo studio della lingua e delle parole dei testi originali antichi, del quale Lorenzo Valla, umanista della prima metà del Quattrocento, fu uno dei principali fautori.

In questa fase della filosofia ha inizio anche l’interesse per la pedagogia, volta all’educazione e alla formazione dei giovani nella loro completezza, attraverso lo sviluppo armonico di tutte le capacità fisiche e spirituali. Approcciando l’individuo come se fosse un’opera d’arte, si puntava a saper plasmare la propria vita come un artista plasma la sua opera.

Anche i concetti di amore, libertà, bellezza ideale e sete d’infinito, divennero valori irrinunciabili.

Inizialmente avverso al naturalismo, che non sembrava considerare il vero valore dell’uomo, il neoplatonismo esaltava la bellezza dell’idea, alla quale giungere soltanto tramite il pensiero e i sensi più raffinati, e ciò in contrapposizione alla bellezza sensibile.

Per i neoplatonici, l’amore era considerato la via per giungere alla perfezione e alla contemplazione di Dio, tramite qualità imprescindibili come purezza e spiritualità.

I principali interpreti del pensiero neoplatonico si individuano in Marsilio Ficino e Nicola Cusano, i quali abbandonarono la visione medievale di tipo trascendentale in favore di un approccio alla religiosità più rivolto alla ricerca delle tracce di Dio effettivamente riscontrabili nell’uomo e nella natura.

Secondo Cusano, l’uomo è un microcosmo che contiene in sé Dio, che è l'”implicatio” di tutto il creato, e l’uomo è la sua immagine. L’universo è l’”esplicatio”, ossia l’espressione della massima potenza di Dio. Per spiegare il suo pensiero Cusano usava la matematica, dove la singola unità numerica contiene implicitamente e potenzialmente tutti i numeri, e l’infinito è l’espressione della massima potenza dell’unità.

Cusano fu uno dei primi pensatori del Quattrocento a concepire l’universo senza confini, senza un perimetro fisico che lo delimiti. Essendo l’universo Dio stesso, ne è anche circonferenza e centro assoluto, in pieno contrasto col pensiero aristotelico che poneva la terra al centro dell’universo.

Ficino, una delle personalità più attive dell’Accademia Neoplatonica di Firenze, concepì il platonismo come una preparazione alla fede, intitolando la sua opera più celebre Theologia Platonica.

Per Ficino, l’amore diventa un tema filosofico prevalente, simile a quello che era l’eros per Platone. L’infinità bontà di Dio si diffonde nel mondo attraverso l’amore, lo stesso che spinge gli uomini ad abbandonare la materia per restare anima e ricongiungersi a Dio.

Al centro di questo percorso c’è l’uomo, con la sua anima, che racchiude in sé i due opposti dell’universo, Dio e la materia. Come per Cusano, anche per Ficino l’uomo è specchio ed emanazione di Dio, dal quale nasce tutta la realtà.

Rispetto al concetto dell’eros di Platone, che può essere riassunto come una tensione irrequieta dell’anima umana verso gli dei, l’amore definito da Ficino è prima di tutto opera di Dio, la sua emanazione che scende verso il mondo.

Anche Giovanni Pico della Mirandola, nobile umanista famoso per la sua memoria, fu un grande interprete del neoplatonismo. Contrariamente ai suoi colleghi, però, Pico ricercò i punti di contatto tra neoplatonismo e aristotelismo, per giungere a una concordia universale che includesse anche concezioni mistiche, come quelle della cabala.


Quelli che s'innamoran di pratica sanza scienzia son come 'l nocchier ch'entra in navilio senza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada.
Leonardo da Vinci


Chi poco pensa molto erra.
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