Il Rinascimento: La filosofia rinascimentale

La Concezione Vitalistica

Il pensiero filosofico rinascimentale fu caratterizzato dalla concezione vitalistica dell’universo e della natura, nella quale l’intero creato era concepito come un unico grande organismo. Ogni oggetto, essere o forma, indipendentemente dalla sua dimensione, veniva visto come animato e pieno di forze vitali.

Per i filosofi neoplatonici la natura intera è densa di energie spirituali, ogni oggetto è al tempo stesso soggetto, in virtù dell’identità di essere e pensiero. Ogni realtà è ricondotta a un’idea, grazie alla quale viene animata da una vita propria.

L’anima del mondo era il principio che unificava il tutto e permetteva di pensare in maniera organica ai vari ambiti e campi del creato, con il quale l’uomo formava un unico organismo.

Questa visione naturalista complessiva dell’universo fu sostenuta da Bernardino Telesio, Giordano Bruno, e Tommaso Campanella, filosofi naturalisti italiani vissuti a cavallo tra il 1500 e il 1600, ma fu ripresa anche qualche secolo dopo dai pensatori del Romanticismo, come l’idealista Friedrich Schelling.

I tre filosofi italiani conciliarono il neoplatonismo col naturalismo e col panteismo, correnti inizialmente avverse, ma anche con il pensiero aristotelico.

Giordano Bruno fece sua l’idea di universo infinito ereditata da Cusano, precedendo in filosofia le scoperte scientifiche dell’astronomia moderna. Bruno era convinto che Dio fosse presente all’interno della natura, che il cosmo è infinito e che esistono innumerevoli altri mondi, contrapponendo al geocentrismo medievale una concezione assai più moderna.

Personalità forte e spigolosa, Giordano Bruno abbracciava appieno il pensiero platonico, convinto che per far emergere la parte divina che è in ogni uomo occorreva un vigore razionale, una passionalità consapevole, un furore eroico. Il suo pensiero, troppo moderno per l’epoca, lo portò alla scomunica e alla morte sul rogo in piazza Campo de’ Fiori a Roma.

Il pensiero di Telesio, ripreso e sviluppato da Campanella, proponeva una visione unitaria di tutta la natura, fisica e metafisica, ampliando il raggio della sua concezione naturalistica anche agli aspetti intellettuali ed etici dell’uomo.

Il naturalismo abbracciato dai neoplatonici interessò anche altre correnti filosofiche e letterarie. La concezione naturalistica dell’eros, ispirata anche a Boccaccio, influenzò, ad esempio, Poliziano e Lorenzo il Magnifico, entrambi fautori dell’importanza dei piaceri amorosi, o Lorenzo Valla, che ne individuò un significato profondamente religioso.

In questa fase ebbero rinnovata fortuna anche altre correnti naturalistiche, come l’epicureismo e lo stoicismo, alle quali aderì inizialmente Montaigne, che in seguito si orientò verso lo scetticismo. Personaggio sui generis del Cinquecento, anche Montaigne pose l’uomo al centro della sua attenzione senza però enfatizzare i richiami al mondo classico.


L'arte non ci insegna nulla, salvo il significato della vita.
Henry Miller


L'arte è natura concentrata.
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