Il Rinascimento: L'Architettura del Rinascimento

L'urbanistica del Rinascimento

Durante il Medioevo l’urbanistica era molto legata alle esigenze pratiche del momento. Nel Rinascimento, invece, la costruzione di edifici e la struttura delle città assunsero caratteristiche sempre più studiate e ragionate, la volontà era quella di unire l’estetica, la simbologia e il centralismo signorile alle esigenze quotidiane e a quelle difensive.

Dal 1400, in Italia e poi in maniera graduale nel resto d’Europa, nacquero molti progetti per città fortificate di forma regolare, con mura difensive triangolari per meglio resistere alle nuove armi da fuoco.

E’ di questo periodo la pianta stellare presente nel disegno progettuale di Sforzinda, la città ideale immaginata dal Filarete e descritta nel suo trattato d’architettura, derivata dalle strutture centralizzate del Rinascimento.

La figura di base era una stella con otto punte inscritta in un fossato circolare; dal centro dell’abitato s’irradiavano sedici vie, unite da un anello viario intermedio. La piazza principale di Sforzinda era ancora legata alla tradizione medioevale, con castello e chiesa che si guardavano uno di fronte all’altro all’interno di uno spazio rettangolare.

Durante il Rinascimento anche Roma ebbe un importante momento di riassetto urbanistico. Fino al tutto il 1300, la città eterna aveva vissuto un lungo periodo di abbandono e declino, dovuto prima alla caduta dell’Impero Romano e poi al trasferimento della sede vaticana ad Avignone.

Quando, nel 1377, papa Gregorio XI tornò a insediare la sede vaticana a Roma, la situazione urbanistica e architettonica della città erano pessime. Trascorsero altri quarant’anni di instabilità, caratterizzati dal susseguirsi di diversi papi e dallo Scisma d’Occidente, prima che papa Martino V riuscisse ad avviare il percorso di rinascita della città.

Fu, però, Niccolò V, Papa dal 1447 al 1455, a definire un piano organizzato di riassetto urbanistico di Roma, con la riedificazione delle mura di protezione, la risistemazione del Borgo, e con la creazione di due poli distinti sulle due sponde del Tevere, quello religioso in Vaticano e quello amministrativo in Campidoglio.

Data la brevità del suo pontificato, Niccolò V riuscì solo in parte a completare il suo progetto. Furono i suoi successori, in particolare Sisto IV, Alessandro VI e Giulio II, a dare un deciso contributo al riassetto urbanistico di Roma.

Per agevolare l’accesso a San Pietro e il transito nella città dei pellegrini, Sisto IV fece costruire Ponte Sisto e l’allora Via Sistina, attuale Borgo Sant’Angelo, Alessandro  VI fece costruire Via della Lungara, che corre lungo il Tevere, e Giulio II diede mandato a Donato Bramante di realizzare Via Giulia, parallela a Via della Lungara lungo la sponda opposta del Tevere.


Arte senza cuore. Primavera senza sole.
Libero Bovio


È male far fare servilmente agli altri quel che possiamo far da noi con nobile arte.
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