Raffaello

Raffaello a Roma

Roma è la città nella quale Raffaello fu consacrato artista divino, raggiungendo il massimo della notorietà.

Il primo viaggio a Roma di Raffaello avvenne nel 1503, quando, oltre a visitare le opere dell’antica Roma, assistette all’elezione di Giulio II, suo futuro committente.

Grazie alla notorietà conquistata durante il soggiorno fiorentino, infatti, Raffaello tornò a Roma nel 1508, per far parte di una squadra di artisti provenienti da tutta Italia. In quel periodo Giulio II aveva avviato il progetto di rifacimento del Vaticano e dell’intera città di Roma, chiamando a se i più grandi artisti, tra i quali anche Michelangelo.

Poco dopo il suo arrivo a Roma, Raffaello fu incaricato di affrescare gli appartamenti vaticani, dove realizzò capolavori assoluti come la Stanza della Segnatura, la Stanza di Eliodoro e la Stanza dell’Incendio di Borgo, avviando il periodo classicista e anticipando il Manierismo.

Poco dopo venne chiamato dal banchiere Agostino Chigi a decorare Villa Farnesina, villa urbana costruita da Baldassare Peruzzi, dove, tra il 1511 e il 1518, eseguì il Trionfo di Galatea, l’affresco della Loggia di Amore e Psiche e progettò le decorazioni della stanza da letto con le Storie di Alessandro e Roxane, realizzate successivamente dal Sodoma. Durante i lavori nella villa, Raffaello aveva il permesso di ospitare Margherita Luti, sua amata, che poi ritrasse nel celebre dipinto La Fornarina, conservato proprio a Roma presso la Galleria Nazionale d’arte Antica di Palazzo Barberini.

Durante il soggiorno a Roma, Raffaello introdusse grandi innovazioni nella ritrattistica, nelle pale d’altare e nella Madonna con Bambino. Sebbene molte delle sue opere romane siano custodite in vari musei in Italia e nel mondo, Roma ospita diversi capolavori di Raffaello, come affreschi, dipinti e opere architettoniche.

Per gli affreschi, oltre alle già citate decorazioni delle Stanze Vaticane e di Villa Farnesina, Raffaello affrescò le Logge Vaticane con straordinarie opere, come la Loggetta del Cardinal Bibbiena e la Loggia di Raffaello. Presso la Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio dipinse il Profeta Isaia, mentre a Santa Maria della Pace si trova l’affresco delle Sibille e Angeli.

Per i dipinti, la Pinacoteca Vaticana possiede la Pala degli Oddi, la Madonna di Foligno, i dieci Arazzi, la Trasfigurazione, completata da Giulio Romano dopo la morte del maestro, e alcune parti della Pala Baglioni, mentre la Galleria Doria Pamphilj conserva il doppio Ritratto di Andrea Navagero e Agostino Beazzano.

Un’altra parte della Pala Baglioni si trova nella Galleria Borghese, dove sono custoditi anche il Ritratto Virile e la Dama col Liocorno.

Come Architetto, Raffaello fu nominato responsabile del cantiere di San Pietro nel 1514, dopo la morte del Bramante. Il suo intervento sulla basilica, sebbene poco ampio, fu decisivo poiché fu lui a decidere il recupero dell’idea del corpo longitudinale della basilica originale, innestato nella croce progettata da Bramante.

Raffaello disegnò, inoltre, Palazzo Jacopo da Brescia e Palazzo Alberini, e progettò la Cappella Chigi in Santa Maria del Popolo. Lo stile del maestro si riconosce anche in Palazzo Vidoni Caffarelli, realizzato probabilmente dall’allievo Lorenzo Lotti.

Nel 1518 Raffaello avviò i lavori per la splendida Villa Madama e proseguì quelli alle Logge Vaticane, iniziati dal Bramante.

Nel 1520 progettò Palazzo Branconio dell’Aquila, suo ultimo lavoro, successivamente demolito per costruire il colonnato del Bernini di Piazza San Pietro.

Raffaello morì a trentasette anni, il 6 aprile del 1520, e venne sepolto al Pantheon di Roma, come aveva richiesto e dove ancora oggi si trova la sua tomba.

L'arte deve fare in modo che i sentimenti di fraternità e amore per il prossimo, oggi accessibili solamente agli uomini migliori della società, diventino sentimenti abituali, istintivi in tutti.
Lev Tolstoj
L'arte è espressione di verità generali in una lingua comune alla nazione e insiem particolare all'autore; e verità chiamiamo ciò che è, o ciò che dovrebb'essere. Dicano pure che la verità è oggetto della scienza, mentre l'arte attende alla bellezza; noi della bellezza crediamo materia la verità morale.
Cesare Cantù

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