Michelangelo

Michelangelo a Siena

Verso la metà del 1501, Jacopo Galli, l’intermediario che introdusse il giovane Michelangelo alla corte di Roma, procurò all’artista un’impegnativa commissione per il cardinale Francesco Todeschini Piccolomini.

Il cardinale, che divenne papa Pio III con un pontificato che durò pochissimi giorni, aveva avviato nel 1481 la costruzione dell’altare Piccolomini nel Duomo di Siena, per commemorare lo zio papa Pio II.

Al centro dell’altare era inserito il dipinto del 1390 di Paolo di Giovanni Fei, raffigurante la Madonna dell’Umiltà, che doveva essere contornato da quattordici statue, inizialmente commissionate a Pietro Torrigiani. Per motivi non noti, Torrigiani scolpì solo la statua di San Francesco, posizionata in alto a sinistra della struttura, e in seguito abbandonò l’incarico.

Il cardinale decise di cercare un altro scultore e, grazie alla mediazione del Galli, affidò l’incarico al giovane Michelangelo, che aveva appena riscosso grande successo a Roma con la realizzazione del Bacco e della Pietà Vaticana.

Proprio a causa del grande successo romano, Michelangelo ricevette nello stesso periodo anche altre prestigiose richieste, tra cui la realizzazione del gigantesco David di Firenze, cosa che rese l’incarico senese troppo riduttivo per la fama che l’artista stava acquisendo.

Per dare priorità agli altri incarichi più prestigiosi, Michelangelo iniziò a lavorare alle statue per l’altare di Siena saltuariamente e con forte utilizzo di aiuti, realizzando solo quattro delle tredici statue commissionate dal cardinale.

Nel 1503 il cardinale Francesco Todeschini Piccolomini fu eletto Papa ma pochissimi giorni dopo morì. Gli eredi del defunto pontefice convinsero Michelangelo a consegnare le quattro statue sino allora realizzate: San Pietro, San Paolo, San Gregorio e Sant’Agostino, inizialmente ritenuto San Pio. Le statue furono posizionate sull’altare, nelle nicchie laterali in basso, dove sono ancora oggi visibili.

Gli eredi Piccolomini chiesero ripetutamente a Michelangelo di rispettare l’accordo preso con il defunto pontefice realizzando le statue mancanti, ma non vennero accontentati.

Intorno al 1530, l’accordo fu definitivamente annullato, sollevando l’artista dagli obblighi morali e contrattuali. Da allora la famiglia Piccolomini smise di interessarsi all’altare di Siena, che rimase incompiuto come oggi si può vedere.

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