Michelangelo

Nuovi incarichi a Firenze (1516-1527)

Nel 1516 il figlio di Lorenzo il Magnifico, papa Leone X, decise di far completare l’incompiuta facciata della chiesa di San Lorenzo a Firenze, la chiesa di riferimento della sua famiglia. Fu indetto un concorso al quale parteciparono Giuliano da Sangallo, Raffaello, Andrea Sansovino e, su espresso invito del papa, Michelangelo.

Michelangelo si trasferì a Firenze quando era ancora all’opera sulle commissioni romane, tra cui il monumento funebre di Giulio II, e vinse il concorso.

Per San Lorenzo il maestro eseguì numerosi disegni e un paio di modelli in legno, uno dei quali è conservato a Casa Buonarroti. Il progetto mostrò la genialità di Michelangelo anche in campo architettonico e, se fosse stato realizzato, avrebbe rappresentato un nuovo passo avanti anche in questa disciplina.

I lavori iniziarono ma procedettero con grande lentezza, anche per la scomoda collocazione delle cave di Seravezza che il Papa aveva scelto per il marmo, meno costoso di quello di Carrara. Fu così che all’inizio del 1520 il contratto fu annullato.

Poco prima di interrompere i lavori alla facciata, Leone X affidò a Michelangelo la creazione di una cappella funebre sempre nel complesso di San Lorenzo, la Sagrestia Nuova, imponente luogo di sepoltura per alcuni suoi importanti parenti tra i quali i due fratelli Magnifici Lorenzo e Giuliano, padre e zio di Leone X.

La morte di Leone X nel dicembre del 1521 interruppe il progetto. Il suo successore, Adriano VI, non commissionò nulla a Michelangelo.

Durante il suo breve pontificato, Adriano VI si dimostrò ostile nei confronti di tutte le arti, inducendo molti artisti ad abbandonare la corte di Roma alla ricerca di nuove commissioni.

Michelangelo, libero dagli incarichi per la corte papale, si dedicò ad altre commissioni.

Iniziò a scolpire quattro Prigioni incompiuti, conservati nella Galleria dell’Accademia, forse destinati alla tomba di Giulio II ma che non uscirono mai dallo studio dell’artista.

Nel 1521 consegnò il Cristo della Minerva al committente Metello Vari, seconda versione dell’opera fallata prodotta dall’artista nel 1516. Forse realizzò anche il Genio della Vittoria conservato a Palazzo Vecchio, ma la datazione è incerta.

Nel novembre del 1523, dopo la morte di Adriano VI, fu eletto papa Clemente VII, vero nome Giulio Zanobi di Giuliano de’ Medici, cugino di Leone X.

Al contrario del predecessore, Clemente VII fu grande mecenate e confermò a Michelangelo tutti gli incarichi assegnatigli precedentemente dal cugino per il complesso di San Lorenzo, affidandogli anche nuove opere.

Nel 1524 gli commissionò la biblioteca Medicea Laurenziana, i cui lavori si avviarono lentamente.

Nel 1525 Michelangelo riprese anche i lavori della Sagrestia Nuova, che durarono fino al 1534 con diverse interruzioni, senza giungere al completamento dell’opera.

Il risultato fu comunque straordinario e rappresentò un eccezionale esempio di fusione armonica tra scultura e architettura.

Nel 1525 il Papa chiese al maestro un ciborio, sempre per San Lorenzo, che in seguito divenne la Tribuna delle reliquie.

Nel mentre, Michelangelo continuava a ricevere nuove richieste da altri committenti, che non portava a termine, ed era anche sollecitato dagli eredi di Giulio II per il monumento funebre. Con questi ultimi, i rapporti andarono in crisi quando l’artista si rifiutò di accettare un’ulteriore semplificazione del progetto.

L'acqua che tocchi de' fiumi è l'ultima di quella che andò e la prima di quella che viene. Così il tempo presente.
Leonardo da Vinci
Questo omo ha una somma pazzia, cioè che sempre stenta per non istentare, e la vita se li fugge sotto speranza di godere i beni con somma fatica acquistati.
Leonardo da Vinci

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