Michelangelo

Basilica di San Pietro (1547-1554)

Il 1547 è l’anno di avvio delle attività di progettazione di Michelangelo per la Basilica di San Pietro.

La ricostruzione dell’operato di Michelangelo per l’importante chiesa romana è complessa, l’artista non redasse mai un documento unico che ne riassumesse l’idea complessiva. Preferì progettare le varie parti in modo disgiunto, tenendo per se il disegno complessivo. Dopo la sua morte vennero pubblicate diverse stampe del progetto, tra le quali le incisioni di Étienne Dupérac furono scelte come le più fedeli e attendibili, utilizzate anche dagli artisti chiamati a completare l’opera dopo la morte del maestro.

Dal progetto di Michelangelo appare evidente la volontà dell’artista di abbandonare l’idea del Sangallo, a vantaggio di quella del Bramante rielaborata con la semplificazione del disegno della pianta.

Per l’esecuzione, Michelangelo demolì le parti realizzate dai precedenti architetti e, rispetto alla simmetria disegnata dal Bramante, aggiunse alla costruzione un asse dominante, che conduceva a una facciata principale preceduta da un portico con colonne giganti. Il portico, però, non venne realizzato in base al suo progetto. Carlo Maderno, che completò i lavori della basilica nel 1600, aggiunse un’ulteriore navata longitudinale e introdusse l’imponente facciata oggi visibile.

Michelangelo progettò anche la monumentale Cupola di San Pietro, che doveva sovrastare l’intera basilica ed essere visibile da tutta la città. Nel 1555 il tamburo era parzialmente costruito ma ci vollero anni per completare l’intera struttura. Fu Giacomo della Porta che, tra il 1588 e il 1593, completò la realizzazione della cupola basandosi sui disegni di Michelangelo, con opportune variazioni necessarie per rendere la struttura più stabile e resistente.

Il 1548 fu un altro anno di dolore per il longevo artista, causato dalla morte del fratello Giovansimone.

Nel 1550 Michelangelo iniziò la realizzazione della Pietà Bandini, detta anche del Duomo dalla sistemazione attuale nel Museo dell’Opera del Duomo di Firenze. La statua era destinata alla sua tomba personale, ma il maestro la abbandonò dopo averne frantumato alcune parti in un eccesso d’ira. Alcuni anni dopo Tiberio Calcagni ricostruì le parti distrutte e rifinì la Maddalena lasciata allo stato di non-finito. Nella composizione emerge la figura di Nicodemo, da molti identificata come l’autoritratto di Michelangelo, dal cui corpo sembra fuoriuscire la figura del Cristo.

Il 1550 è anche l’anno della morte di papa Paolo III e dell’elezione del suo successore, Giulio III. Anche il nuovo pontefice fu grande mecenate e riconfermò gli incarichi di Michelangelo alle fabbriche dello stato pontificio.

Intorno al 1552 Michelangelo iniziò a scolpire la Pietà Rondanini, ritrovata nel suo studio dopo la morte. Il maestro voleva donarla al suo servitore, Antonio del Francese, ma non smise mai di ritoccarla, modificandola fino ai suoi ultimi giorni di vita. Dopo la morte di Michelangelo, la scultura rimase a Roma, collocata a palazzo Rondanini da cui prese il nome, ma attualmente si trova nel Castello Sforzesco, comprata dal Comune di Milano nel 1952.

Pensarono pensarono di arruffìanare il romanzo sotto il pretesto di realismo. Eppure, se l'arte ha una ragione di essere allato alla realtà, è per toccare un'altra corda, credo che non la sola realtà. A che scrivere, a che leggere, sopratutto, se basta prendere la propria mazza e fare un giretto nella strada Mouffetard.
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L'arte non prescinde dal tempo per esprimere semplicemente lo spirito della Storia universale, bensì è connessa al ruolo delle mode e a tutti gli ambiti del gusto.
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