Michelangelo

Ingratitudine verso i mecenati

Un tratto ricorrente nella vita artistica e personale di Michelangelo è il controverso rapporto con i propri committenti, aspetto che è stato da molti evidenziato come ingratitudine e scarsa lealtà dell’artista verso i suoi mecenati.

Il rapporto piuttosto ambiguo che ebbe con la famiglia de’ Medici è rappresentativo dell’indole poco fedele dell’artista.

Lorenzo il Magnifico fu il primo ad accorgersi del talento di Michelangelo e lo accolse nella sua casa come un figlio, quando era ancora un ragazzo. I Medici supportarono l’avvio della carriera artistica del maestro e furono tra i suoi principali committenti. Ciononostante, furono proprio i Medici che, più di altri, subirono i comportamenti di irriconoscenza di Michelangelo.

Il primo gesto di ingratitudine lo ebbe verso Piero de’ Medici. Figlio e successore di Lorenzo il Magnifico, quasi coetaneo di Michelangelo, Piero non fu mai amato dal popolo di Firenze per la sua superbia, le sue prepotenze e per la poca fermezza dimostrata nei momenti più critici della Repubblica Fiorentina, legati alla discesa in Italia di Carlo VIII di Francia.

Nell’ottobre del 1494, quando i fiorentini decisero di cacciare i Medici dalla città, Michelangelo si diede a una fuga frettolosa, di nascosto, lasciando Piero al suo destino.

La seconda volta che dimostrò scarsa riconoscenza verso i Medici fu nel 1496, quando abbandonò il suo mecenate, Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, per prestare la sua opera al cardinale Raffaele Riario, che tutti sapevano essere acerrimo avversario dei Medici.

Lo stesso cardinale Riario fu oggetto dell’ingratitudine di Michelangelo. Fu su invito del Cardinale che l’artista si recò a Roma nel 1496. L’alto prelato gli diede la possibilità di misurare la sua arte con importanti commissioni, dimostrando notevole fiducia nell’artista nonostante la sua giovane età. Fu in quel periodo che Michelangelo scolpì il Bacco e la Pietà Vaticana, primi capolavori assoluti che gli diedero fama e notorietà. Eppure, molti anni dopo l’artista raccontò al suo biografo, Ascanio Condivi, che il cardinale Riario non gli aveva affidato alcun incarico e che non capiva nulla di arte.

Nel 1527 Michelangelo dimostrò nuovamente la sua poca lealtà verso i Medici. Nonostante fosse al lavoro da quasi dieci anni per le prestigiose commissioni dei papi Leone X e Clemente VII, entrambi della famiglia de’ Medici, la caduta di Firenze, avvenuta poco dopo il Sacco di Roma, diede a Michelangelo l’occasione di voltare nuovamente le spalle ai suoi mecenati. Fu, infatti, fedele difensore della nuova Repubblica Fiorentina, al punto di assumere cariche militari per difenderla dal ritorno dei Medici. In verità, nella stessa circostanza si dimostrò poco affidabile anche come servitore della repubblica, giacché tentò la fuga dalla città quando stava per essere cinta d’assedio.

L’ultimo esempio eclatante di ingratitudine di Michelangelo avvenne nel 1534. In quegli anni era di nuovo a Firenze, al lavoro per i Medici che gli avevano commissionato la Sagrestia Nuova e la Biblioteca Medicea Laurenziana. Eppure, con l’occasione del completamento della Tomba di Giulio II a Roma, Michelangelo andò via da Firenze per non tornarvi mai più, nonostante i numerosi inviti che i vari membri della famiglia de’ Medici, come Cosimo I, gli fecero durante i successivi anni di vita del maestro.

O studianti, studiate le matematiche, e non edificate sanza fondamenti.
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