Lorenzo Ghiberti

La porta del paradiso

Nel 1425, pochi mesi dopo l’installazione della porta est del battistero di San Giovanni, situata di fronte a Santa Maria del Fiore, l’Opera del Duomo commissionò a Ghiberti, senza indire alcun concorso, la realizzazione di una seconda porta dell’edificio, da installare sul lato nord.

Non si sa con precisione quando iniziarono i lavori ma tra commissione e inaugurazione, avvenuta nel 1452, trascorsero ben ventisette anni.

Alla porta lavorarono anche i figli di Ghiberti, Vittorio e Tommaso, oltre ad un numero imprecisato di garzoni e artisti, tra i quali Benozzo Gozzoli, Michelozzo, Donatello e Luca Della Robbia.

Ghiberti realizzò le dieci formelle tra il 1431 e il 1447, con l’aiuto sempre più crescente del figlio Vittorio, e tra il 1448 e il 1451 furono completate le decorazioni accessorie.

Nel 1452 fu ultimata la doratura e la porta venne inaugurata con una solenne cerimonia.

La bellezza della porta fu tale da indurre l’Opera del Duomo a installarla sulla facciata est del battistero, ossia di fronte al Duomo stesso, spostando la porta preesistente sul lato nord, anch’essa realizzata da Ghiberti anni prima con la vittoria del famoso concorso contro Brunelleschi.

L’origine della definizione Porta del Paradiso non è certa. C’è che dice che sia dovuta all’antico nome dello stabile dove venne realizzata, situato in prossimità dell’ospedale di Santo Spirito, mentre altri ritengono che sia dovuta alla sua collocazione, di fronte al Duomo, detta appunto Paradisium. Vasari, invece, dichiara che il nome gli fu dato da Michelangelo che, colpito dalla sua bellezza, affermò che poteva stare bene anche come porta di accesso al Paradiso.

Lo schema compositivo della Porta del Paradiso venne ideato personalmente dal Ghiberti. Su ogni battente l’artista dispose cinque grandi formelle in bronzo dorato con le Storie dell’Antico Testamento, incorniciate da un fregio composto da figure entro nicchie alternate a teste emergenti, raffiguranti profeti e profetesse, uniti da rilievi a motivi floreali.

Le due teste al centro delle cornici sono gli autoritratti di Ghiberti e del figlio Vittorio, mentre la sommità della cornice raffigura Adamo ed Eva distesi.

Per preservarla dall’usura del tempo e dai danni, come quelli causati dall’alluvione di Firenze, nel 1990 la porta è stata trasferita al Museo dell’Opera del Duomo e sostituita con una copia.

La fortuna è donna: ed è necessario, volendola tenere sotto, batterla e urtarla.
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