Leonardo da Vinci

Gli ultimi anni di vita in Francia (1517 – 1519)

Leonardo arrivò in Francia nel maggio del 1517, con Francesco Melzi e Battista de Vilanis. Portò con sé numerosi manoscritti e dipinti, tra cui la Gioconda, probabilmente ancora incompleta.

Francesco I era un amante dell’arte italiana e grandissimo estimatore di Leonardo. Onorò la presenza del genio italiano dandogli alloggio nel castello di Clos-Lucé, vicino ad Amboise, e fregiandolo del titolo di “premier peintre, architecte, et mecanicien du roi”, con un vitalizio di 5000 scudi.

Gli ultimi anni che Leonardo trascorse in Francia furono certamente i più sereni della sua vita. Sebbene fosse fisicamente indebolito dall’età e da una paralisi alla mano destra, riuscì a portare avanti le sue ricerche e i suoi studi, con l’aiuto dei suoi fedeli allievi, dedicandosi a ciò che forse lo ha sempre interessato di più, ossia scienza e fisica.

Nel 1518 completò la stesura di importanti manoscritti, come il Codice Arundel, conservato a Londra, il Codice Atlantico, custodito nella Biblioteca Ambrosiana di Milano, e i Fogli di Windsor, custoditi, appunto, nel castello di Windsor in Inghilterra. I manoscritti contengono studi di meccanica, ottica, geometria, architettura, astronomia, geografia, botanica, anatomia, zoologia e arti militari. Nei fogli di Windsor, inoltre, vi sono caricature, disegni e alcune carte geografiche.

In Francia, Leonardo progettò il palazzo reale di Romorantin, destinato a Luisa di Savoia, madre del Re. Fu anche ospite gradito nella festa per il battesimo del Delfino e in quella per le nozze di Lorenzo di Piero de’ Medici, Duca d’Urbino, con una nobile francese, assistendo alla messa in scena della Mandragola, famosa commedia di Niccolò Machiavelli.

Curò, inoltre, le scenografie di alcune feste della corte reale, soprattutto quelle dedicate al re Francesco I, tra le quali vengono ricordate quella di Lione e quella di Argenton. L’apparato scenografico ideato da Leonardo consisteva in un automa con le fattezze di un leone, che poteva muoversi e fermarsi, aprendosi il petto <<tutto ripieno di gigli e diversi fiori, […] che fu di tanta meraviglia a quel re>>.

Nell’aprile del 1519 Leonardo lasciò le sue volontà testamentarie al notaio Guglielmo Boreau. Dispose di essere sepolto nella chiesa di San Fiorentino, richiedendo una cerimonia funebre in grande stile, con cappellani, frati e sessanta poveri, ciascuno reggente una torcia. Richiese, inoltre, la celebrazione di molte messe solenni in diverse chiese.

A Francesco Melzi, esecutore testamentario, Leonardo lasciò libri, strumenti di lavoro, la collezione di disegni e il guardaroba. Ai collaboratori De Vilanis e Salaì lasciò un terreno e una casa a Milano, mentre ai fratellastri, nonostante i pessimi rapporti, lasciò il suo patrimonio fiorentino, composto di una somma in denaro e da possedimenti a Fiesole.

Leonardo morì il 2 maggio 1519. L’evento intristì particolarmente il re Francesco I di Francia, che nutriva per l’artista una stima davvero enorme.

Cinquant’anni dopo la morte, in occasione degli scontri religiosi che si manifestarono in tutta la Francia, la tomba di Leonardo fu saccheggiata e i suoi resti dispersi.

La tomba di Leonardo da Vinci si trova oggi nella cappella di Sant’Uberto, nel Castello di Amboise.

Come il ferro in disuso arrugginisce, così l'inazione sciupa l'intelletto
Michelangelo
Il moto è causa d'ogni vita.
Leonardo da Vinci

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