Andrea Palladio

Padova, 1508 - Maser, 1580

Andrea Palladio, vero nome Andrea di Pietro della Gondola, fu grande architetto e teorico dell’architettura.

Molti storici e critici d’arte lo hanno definito “l’ultimo umanista”, altri addirittura “uno degli oracoli dell’architettura classicista”, mentre per alcuni è stato un precursore dell’arte Barocca.

Palladio nacque a Padova nel 1508, dove iniziò a lavorare come tagliatore di pietra nella bottega di Bartolomeo Cavazza da Sossano, nel 1521.

Dal 1524 fu a Vicenza, nella bottega di Giovanni di Giacomo da Porlezza e dello scultore Giovanni Pittoni. Gian Giorgio Trissino fu suo protettore e, probabilmente, gli diede il nome di Palladio.

Palladio, fortemente influenzato dall’architettura greco-romana, in particolare da Vitruvio, sviluppò la sua ricerca architettonica raggiungendo traguardi di grande originalità.

Stimolato anche dalle opere dei grandi maestri del rinascimento, come Raffaello, definì uno stile architettonico nel quale i singoli elementi strutturali hanno dignità propria, ma, al contempo, si inseriscono armonicamente nell’intera struttura, creando modelli fondamentali per l’architettura futura, come quella illuminista ottocentesca.

Esempio della sua visione è l’ordine gigante dell’incompiuto Palazzo Porto in Piazza Castello a Vicenza.

La sua abilità di architetto viene riconosciuta a partire dal 1539, con Villa Piovene e Villa Godi di Lonedo.

Nel 1541, partendo per Roma insieme a Trissino, fece una serie di viaggi in Italia e all’estero rivolti allo studio dell’antico.

Dopo il viaggio romano, iniziò il lungo periodo di grande produttività che lo portò a realizzare moltissimi palazzi, ville e edifici ecclesiastici prevalentemente nei territori della Repubblica di Venezia.

Nel 1542 cominciò Villa Pisani a Bagnolo e, nel 1549, iniziò il restauro urbano e il rivestimento del palazzo della Ragione a Vicenza, noto come Basilica Palladiana.

Dopo un nuovo viaggio a Roma nel 1546-47, iniziò i lavori di Villa Angarano a Bassano del Grappa, e quelli di Palazzo Chiericati, Palazzo Iseppo da Porto e Palazzo Thiene a Vicenza.

Tra il 1548 e il 1554 costruì Villa Pojana, Villa Badoer, Villa Barbaro, Villa Pisani a Montagnana, Villa Cornaro e Villa Zeno.

Nel 1554 pubblicò Le antichità di Roma, e nel 1556 collaborò all’edizione di Vitruvio. Lo stesso anno lavorò alla casa Antonini a Udine.

Nel 1558 Palladio operò a Venezia e dintorni, iniziando Villa Foscari detta “La Malcontenta” e, tra il 1559 e il 1567, si occupò del refettorio per i Benedettini di San Giorgio, del Convento della Carità e della Basilica di San Giorgio Maggiore, completata dopo la sua morte. Nello stesso periodo realizzò Palazzo Valmarana a Vicenza e Villa Emo in provincia di Treviso.

Tra il 1567 e il 1569 iniziò la Villa Almerico Capra detta “La Rotonda” a Vicenza e realizzò Villa Sarego.

Nel 1570 gli fu conferita la carica di “proto” della Serenissima e pubblicò, a Venezia, I quattro libri dell’architettura. Lo stesso anno ultimò Villa Caldogno e realizzò Palazzo Barbaran da Porto a Vicenza.

Nel 1571 costruì, sempre a Vicenza, l’incompiuto Palazzo Porto in Piazza Castello. Tre anni dopo pubblicò i commentari di Giulio Cesare e produsse un progetto per la facciata della chiesa di San Petronio a Bologna, mai realizzato.

Nel 1575 partecipò al completamento del Palazzo della Loggia a Brescia e, nel 1577, approntò i lavori della Chiesa del Redentore a Venezia.

Le sue ultime opere furono il Teatro Olimpico a Vicenza e il Tempietto Barbaro a Maser.

Palladio morì nell’estate del 1580 in un luogo non certo, anche se tradizionalmente si pensa sia deceduto a Maser, durante i lavori al Tempietto Barbaro. Venne sepolto a Vicenza nella chiesa di Santa Corona, e successivamente fu spostato al Cimitero Maggiore, dove nel 1800 fu realizzato un monumento funebre commemorativo.

La materia della natura non ha forma alcuna assolutamente; ma la materia dell'arte è una cosa formata già della natura.
Giordano Bruno
Che il segreto dell'arte sia qui? Ricordare come l'opera si è vista in uno stato di sogno, ridirla come si è vista, cercare soprattutto di ricordare. Ché forse tutto l'inventare è ricordare.
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