Andrea Mantegna

Il trasferimento a Mantova (1460 – 1486)

Nel 1460, dopo diverse richieste da parte di Ludovico Gonzaga, Mantegna si trasferì a Mantova, dove si stabilì in maniera definitiva e iniziò a lavorare alla corte del duca.

Tra le prime opere mantovane si annoverano la decorazione della cappella del Castello di San Giorgio, oggi scomparsa, e il Trittico degli Uffizi con Adorazione dei magi, Presentazione e Ascensione, oggi custodito nell’omonimo museo fiorentino.

Le prime realizzazioni del lungo soggiorno mantovano sono caratterizzate da una grande vivacità cromatica e da minuzia lineare, aspetti identificabili nella Morte della vergine del Prado, del 1462. Parte del dipinto è anche la tavoletta di Cristo con l’animula della Madonna, oggi conservata a Ferrara.

Nel 1465 Mantegna inizia i lavori dell’opera che, più di altre, lo ha reso famoso: gli affreschi della Camera degli Sposi nel Castello di Mantova, completati nel 1474. Il dipinto rappresenta l’incontro del marchese Ludovico con il figlio Francesco e l’arrivo di un messaggio alla famiglia Gonzaga. I personaggi sono rappresentati dal basso, sullo sfondo un paesaggio aperto.

Per affrescare il soffitto, leggermente incurvato, Mantegna utilizzò la tecnica del sottinsù, nuovo effetto ottico, e adottò accorgimenti pittorici illusionistici per sfondare visivamente la volta con una finta apertura al centro, circondata da architetture dipinte che resero il soffitto apparentemente sferico.

Mantegna era ormai un artista maturo e il suo stile stava entrando in una nuova fase, decisamente più complessa.

Al 1475 risalgono le prime opere incisorie di Mantegna: i Baccanali, il Combattimento di Tritoni, la Madonna, il Cristo fra due Santi e la Deposizione. Le sue incisioni esprimono l’utilizzo della stessa tecnica di chiaroscuro dei suoi disegni e l’incisività dei suoi cartoni.

Poco dopo la realizzazione della Camera degli Sposi, Mantegna produsse la decorazione della residenza marchionale di Bondanello affrescando due sale, andate poi perse.

In questi anni l’artista si occupò, su commissione della corte mantovana, maggiormente di miniature, arazzi, opere di oreficeria, decorazioni edili e cassoni, dedicandosi poco alla pittura.

Tra i rari dipinti di questa fase viene collocato il famoso Cristo morto, opera dalla datazione molto incerta, realizzata probabilmente tra il 1452 e il 1501, arco di tempo davvero ampio. L’aspetto più celebre e significativo dell’opera è la prospettiva imponente che caratterizza lo scorcio del corpo di Cristo, che per qualcuno è simile alle forme rappresentate nella Camera degli Sposi.

Del 1480 è il secondo San Sebastiano per la chiesa d’Aigueperse en Auvergne, oggi al Louvre.

Nel 1481 ebbe il primo contatto con i Medici, inviò infatti un dipinto a Lorenzo de’ Medici che, colpito positivamente dallo stile di Mantegna, nel 1483 visitò il suo studio.

Nel 1484, nonostante i problemi economici, Mantegna fu insignito del titolo di cavaliere, riconoscimento fortemente voluto dall’artista, consapevole della sua importanza per la corte.

Nel 1485 iniziò i Trionfi di Cesare, lavoro imponente che tenne l’artista impegnato diversi anni, fino alla sua morte. L’opera si componeva di nove grandi tele, oggi conservate presso il Palazzo Reale di Hampton Court a Londra, le quali ricreavano la pittura trionfale dell’Antica Roma e ebbero grande successo all’epoca.

Esiste anche l’incisione di un decimo Trionfo, chiamato i Senatori, che riproduce la tela mai trovata e, forse, mai realizzata da Mantegna.

Non ci deve essere un'arte staccata dalla vita: cose belle da guardare e cose brutte da usare.
Bruno Munari
Quando tutto è arte niente è arte.
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